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Se un giorno da un baule una stella

compagnia  Surplace

di e con


Chiara Casarico  

Elisa Consagra  

Giovanna Pezzullo   

Tiziana Scrocca   


Supervisione registica  Philip Radice

Supervisione tecnica  Andrea Zenoni

Consulenza illusionistica  Mago Maureen

Consulenza Coreografica  Tony Ventura

La compagnia Surplace
Quattro attrici con formazione ed esperienze teatrali diverse. L’incontro avviene nel 1999, all’interno del progetto “Clown in Corsia”, promosso dall’ETI (Ente Teatrale Italiano) e nato per selezionare e formare attrici e attori da inserire nello staff ospedaliero, nello specifico pediatrico, in qualità di clown-dottori per Soccorso Clown.

Grazie alla formazione ricevuta dai maestri Wladymir e Yury Olshanski (clown diplomati alla Scuola di Circo di Mosca e membri attivi del Big Apple Circus di New York), la compagnia Surplace comincia a seguire un percorso comune. Questa esperienza di clown-dottori ha fatto emergere l’esigenza di far convivere sul palcoscenico due mondi. Il teatro e la clownerie. Lo spettacolo che ne è nato non vuole però semplicemente unire la maschera clown e il personaggio teatrale, ma anche inserirli in una drammaturgia che racconti una storia.

Lo spettacolo
“Scritto” e diretto da otto mani,  lo spettacolo nasce dall’incontro di mondi diversi da cui attingere elementi drammaturgici differenti. Il mondo del clown, che offre la sinteticità del gesto e dello sguardo, la mimica e l’espressività fisica quali elementi sostitutivi della parola (lo spettacolo è infatti ‘senza parole’) e il mondo del teatro, dal quale attingere l’attenzione alla psicologia dei caratteri, alla loro storia, all’intreccio e alla drammaturgia interna.

La caratteristica prima del clown è basata essenzialmente sull’espressione del conflitto tra sé e il mondo, tra sé e sé, tra desiderio e realtà. La comicità che ne deriva è su due livelli. Il primo legato al tradizionale “comico di situazione” (gag); il secondo, più complesso, si rivela nel superamento della frustrazione che deriva da tale conflitto, attraverso soluzioni “irreali” e assurde o nell’evasione dalla realtà attraverso il sogno.

Lo spettacolo “racconta” di quattro soubrette-clown che si incontrano su un palco per sostenere un provino con un importante regista. Il regista però non arriverà mai. È il meccanismo dell’attesa che funge da sottofondo allo sviluppo della storia e allo scatenarsi dei conflitti e della competizione tra le attrici che producono le diverse gag all’interno di un tempo continuamente dilatato. Il finale a sorpresa (decideranno di fare uno spettacolo da sole?) vuole proporre un’ipotesi di “risoluzione” del conflitto, trasformando la competizione in complicità.

Gli unici elementi scenografici previsti sono quattro bauli che contengono gli oggetti personali dei personaggi, il loro vissuto e i loro “sogni”.

Un ruolo importante lo ricopre la musica che, in certi casi, accompagna semplicemente lo svolgersi dell’azione, in altri funge da ulteriore elemento caratterizzante del personaggio.